Amantea ha voluto ricordare e onorare la figura di Borsellino

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Il 19 luglio 1992 è da 25 anni il giorno della perdita e della rinascita. Il giorno in cui lo Stato perse contro con uno degli scogli più grossi mai visti prima: la mafia.

Ma chi veramente perse la vita in questo terribile scontro fu Paolo Borsellino e con lui la sua scorta. La strage di Capaci è ad oggi una dei terremoti più violenti mai accaduti prima. Ha scosso e stravolto gli animi di tutti gli italiani. La crepa che ha diviso il duro lavoro e la speranza di una società nuova dalla cattiveria e dalla scorrettezza della mafia. Quella crepa che due grandi uomini come Falcone e Borsellino avevano cercato di unificare per eliminare definitivamente questo circolo mafioso.

Ieri Amantea ha voluto ricordare e onorare la figura di Borsellino per non dimenticare quanto il suo duro lavoro e la sua anima bella e semplice abbiano fatto del bene al nostro paese. Presenti alla cerimonia il sindaco di Amantea, i sindaci del comprensorio, tutta la giunta comunale, le forze dell’ordine e i cittadini.

I protagonisti di questo momento-ricordo sono stati gli articoli, lettere e pensieri di Paolo Borsellino, della moglie Agnese e di altri politici italiani, interpretati da Loredana Ponti e Ginetto.

“Mi conforta oggi possedere tre preziosi gioielli: -scrisse la moglie Agnese nella lettere scritta per il 20esimo anniversario della morte – Lucia, Manfredi, Fiammetta; simboli di saggezza, purezza, amore, posseggono quell’amore che tu hai saputo spargere attorno a te, caro Paolo, diventando immortale. Hai lasciato una bella eredità, oggi raccolta dai ragazzi di tutta Italia; ho idealmente adottato tanti altri figli, uniti nel tuo ricordo dal nord al sud – non siamo soli.“

Paolo Borsellino cercava di non rinunciare mai agli incontri con le scuole, l’amore per i ragazzi lo faceva sentire vivo. La sua voce forte e chiara si sente ancora rimbombare nelle scuole di tutta Italia. La parola “Mafia” è rimasta incastrata nelle porte, nelle finestre, nelle menti dei giovani che aveva di fronte. Il suo obiettivo era scuotere le loro menti e ci riuscì. Dal giorno della sua morte milioni di ragazzi si sono trovati e continuano a ritrovarsi a Palermo per continuare a gridare quella parola come aveva fatto il loro cicerone tempo prima.

“La mafia (Cosa Nostra) è una organizzazione criminale, unitaria e verticisticamente strutturata, che si contraddistingue da ogni altra per la sua caratteristica di “territorialità”. Essa e suddivisa in “famiglie”, collegate tra loro per la comune dipendenza da una direzione comune (Cupola), che tendono ad esercitare sul territorio la stessa sovranità che su esso esercita, deve esercitare, leggittimamente, lo Stato.”
Questa è una delle tre risposte che Borsellino diede per iscritto a degli studenti di un liceo di Padova nel quale non si era potuto recarsi in gennaio per troppi impegni di lavoro.
La scrisse la mattina del 19 luglio alle cinque. Questo era l’orario di sveglia di Borsellino,

in quanto voleva “fregare il mondo con due ore di anticipo”

Paolo Borsellino era un uomo amorevole, amava i suoi figli più di ogni altra cosa, voleva fossero felici, senza paura. In una lettera racconta che negli ultimi giorni disse alla mamma che cercava di allontanarsi dai i suoi tre pargoli per non farli soffrire troppo nel momento della sua morte. Cosa impossibile, in realtà perché Lucia, Manfredi e Fiammetta amavano il padre immensamente e lo avrebbero amato ancora di più anche dopo la sua morte.

In seguito il sindaco di amantea in un piccolo discorso ha paragonato questo gigante della storia ad un piccolo seme, che dopo una lunga semina, ha germogliato dando i suoi frutti. Così ha fatto Paolo Borsellino, con i ragazzi d’italia.

Infine il sindaco insieme ai sindaci del comprensorio hanno donato all’icona in cui sono raffigurati Falcone e Borsellino, un mazzo di fiori in segno di ringraziamento per il lavoro svolto per il loro paese.

Articolo e foto di Alessandra Caruso

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