Ecco CIP! il quinto disco di Brunori SAS: poetico e talvolta profetico!

Metti una sera di Gennaio nella Casa degli Artisti di Milano, aggiungi un pizzico di curiosità data dall’uscita dell’ultimo disco (che si attendeva da tre anni) e completa il tutto con la voglia del cantautore di incontrare il suo pubblico. Il risultato non poteva che essere strepitoso, un vero e proprio one man show in cui Dario Brunori aka Brunori SAS ha raccontato chi è e cosa rappresenta Cip!.

E’ partito da Milano “Parla con Dario”, l’Instore Tour realizzato in collaborazione con La Feltrinelli, in cui Brunori presenta in un modo tutto nuovo il suo ultimo disco, parlando agli ascoltatori, alla stampa ed ai tanti curiosi accorsi da ogni dove per vedere dal vivo il cantautore calabrese in questa vera e propria “prima” milanese che percorrerà tutto lo stivale (https://www.brunorisas.it/parla-con-dario/).

A chi chiede se per il nome del disco (Cip! con un pettirosso che campeggia sulla copertina) si sia ispirato a Celentano risponde un secco no, “ogni titolo in lista era troppo celebrale rispetto alla natura del disco” spiega, mentre Cip! è una sorta di liberazione, un’onomatopea semplice e di impatto che racchiude esattamente l’essenza di questo nuovo album basato sul canto e sul sentire.

“Mi piaceva raccontare e cantare dal disincanto al canto” scherza con i suoi fans, con quell’ironia che lo contraddistingue da sempre. “L’ironia mi ha salvato” confessa, “se non fossi ironico rischierei di prendere forti cantonate e di soffrire”. 

Ma di sofferenza nell’album non vi è traccia, si tratta di un disco che si ascolta tutto d’un fiato, con tanti elementi e diverse sfaccettature. A chi vede un Cip! troppo “ottimista” risponde che “più che un ottimismo consolatorio la chiave di lettura deve essere quella di un tono di accettazione”, non intesa come rassegnazione ma più di apertura verso quello che ci accade: “tra scegliere se cambiare, accettare o torturarci per quello che non possiamo cambiare io scelgo la pacificazione” ammette.

Cip! è un disco “zen” in cui molti pensieri sono impressi nei testi, nero su bianco, mentre altri non sono percettibili nell’immediato, ma arrivano pian piano, dopo aver ascoltato e riascoltato le undici canzoni che lo compongono. “Ho lavorato molto sul non detto, liberandomi dalla ricerca della parola” ci rivela Brunori.

Ed ascoltando canzoni come “Il mondo si divide”, “Al di là dell’amore”, “Bello appare il mondo” o “Fuori dal mondo” ecco che la natura del disco rivela la parte del disincanto, ma passando a testi come “Capità così”, “Mio fratello Alessandro” o “Quelli che arriveranno” è la parte del canto a prendere il sopravvento. 

La canzone che chiude il disco (“Quelli che arriveranno” ndr) parla di una storia vera e triste al contempo portatrice di speranza: quella di un bambino Achille che non vedrà mai la luce ma si interroga sul futuro, su quelli che arriveranno appunto, siano essi umani o alieni.

Una canzone che mi ricorda chi sono è “Come stai” (2009) confessa, “temevo che il successo mi portasse a bluffare, nel senso di affinare troppo i testi per renderli piacevoli ad un vasto pubblico. Nel disco ho lavorato con Antonio Di Martino, mio grande amico: per me Antonio è uno specchio, mi fa capire quando sto bluffando o quando mi sto nascondendo nel dire le cose”.

E riguardo il dire e non dire, il secondo singolo che ha anticipato il disco “Per due che come noi”, accompagnato dal videoclip diretto da Duccio Chiarini, è una vera e propria ode all’amore duraturo con un testo scritto e pensato (ed ammesso sommessamente) per la sua dolce metà Simona con cui è legato da un amore lungo oltre 20 anni.

Ma Cip! oltre ad essere orecchiabile, poetico e talvolta profetico è anche bello da vedere, il merito va alle illustrazioni di Robert Figlia, a partire dal pettirosso che campeggia sulla copertina, passando per le illustrazioni del booklet, alla quarta di copertina ed arrivando fino al “punto d’appoggio”, l’installazione che accompagna Brunori in questo tour.

Cip! vuole essere uno sprono al miglioramento e Dario Brunori è riuscito pienamente nell’intento. In uno scenario musicale in cui gli artisti parlano della vita arriva l’energia di Brunori Sas canalizzata nel suo quinto album per portare nuova linfa nel cantautorato italiano.

Il disco è stato registrato tra Aprile e Novembre 2019 tra la Calabria e Milano, con la produzione affidata a Taketo Gohara e Dario Brunori ed il management di Matteo Zanobini per Picicca.

Al suo fianco la band di sempre, composta da Simona Marrazzo, Mirko Onofrio, Dario Della Rossa, Stefano Amato, Massimo Palermo, Mauro “Otto” Ottolini, Paolo Malacarne, Corrado Terzi e l’immancabile Mammarella SAS.

Con queste prospettive si apre quindi il 2020 l’anno di Brunori SAS, che da marzo sarò impegnato con il nuovo tour che toccherà i palazzetti di tutta Italia, con la data zero fissata per il 29 febbraio al Palasport di Vigevano (PV). Per maggiori informazioni http://www.brunorisas.it/#il-tour

E prima di congedare il suo pubblico Brunori lancia l’invito ad ascoltare il vinile di “Al de coordinator” aka Aldo D’orrico, altro musicista calabrese che ha fatto da colonna sonora alle fasi di incubazione di Cip!. 

Articolo e foto di Settimio Martire

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