Lettera aperta del sindaco Mario Pizzino alla città di Amantea

La proclamazione del sindaco ed il successivo insediamento della giunta non rappresenta soltanto l’inizio della nuova consiliatura, ma è un atto dall’elevato valore democratico che vuole in qualche modo superare le eventuali contrapposizioni che si sono manifestate durante la campagna elettorale. Un sindaco non è il referente della maggioranza che lo sostiene, ma è un punto di riferimento per l’intera popolazione, senza divisioni e senza preclusioni. Lo è nella quotidianità, ma lo è ancora di più nell’adempimento delle proprie funzioni, nella consapevolezza che la stessa comunità è un insieme di uomini e donne che affrontano la vita nel luogo in cui amano di più e in cui hanno deciso di restare.

Possono sembrare concetti noti e conosciuti, ma mi accorgo in questa primissima fase di gestione della cosa pubblica, come in alcuni soggetti questo passaggio non sia stato del tutto metabolizzato. Mi sfugge, nonostante abbia una carriera amministrativa di consigliere e assessore, quali possano essere i motivi per mantenere acceso uno scontro dialettico che non entra nel merito delle cose, ma si limita a colpire l’individuo nella sua essenza e nella sua umanità. Per chi come me ha vissuto l’alta moralità di un sacerdote come don Giulio Spada è una premessa inaccettabile che testimonia come la crisi della società sia dovuta soprattutto ad una crisi di valori. È uno scenario che come uomo, padre di famiglia e amministratore ho l’obbligo di combattere e demolire. Il bene comune non è uno slogan da recitare a seconda dei casi, ma uno stile di direzione e di leadership che, in piena autonomia, si presta alla mediazione, alla concertazione e alla cooperazione. Al solo scopo, citando un caro amico, di risanare l’ente e di lasciarlo, così come sono entrato, con le “tasche vuote”.

La città di Amantea, il capoluogo, così come le frazioni e le periferie, devono ora affrontare la sfida più dura: ripianare le casse dell’ente municipale per fare in modo di riprogrammare il futuro e di offrire alle nuove generazioni una speranza di crescita e di sviluppo. La situazione, nella sua drammaticità, è ben nota: da un lato una massa debitoria passiva certamente copiosa, dall’altro il mancato introito di imposte e tributi che la collettività è tenuta a garantire mentre, nel contempo, chiede il mantenimento di servizi ed opportunità. E tra questi opposti che l’azione di governo dovrà concretizzarsi, ascoltando con attenzione le voci della città. Nessuno non sarà considerato. In questi mesi ho parlato con molte persone, cercando di creare un filo diretto con ognuno di loro, tralasciando il supporto fornito o meno durante la competizione elettorale. I rapporti di amicizia e di conoscenza non possono interrompersi per un sostegno non dato o per una croce non apposta su una scheda nella discrezione di una cabina. La vita reale è ben altro. Ho cercato di anteporre questa semplice constatazione in ogni decisione profusa fino ad oggi, nella consapevolezza che questo delicato momento storico va superato insieme, ognuno nel rispetto dei ruoli e delle funzioni che esercita. Ma nonostante questa disponibilità mi accorgo che si preferisce urlare, contrapporre, criticare, dire no a prescindere, dimenticando forse quanto possa essere costruttivo il dialogo.

La Politica, quella vera, deve dunque ritrovare, a mio modesto avviso, la capacità di affrontare le questioni più autentiche, consentendo alla sostanza di avere il predominio sulla forma. Il mio essere sindaco coincide con l’ascoltare, con il discutere, con il difendere le proprie posizioni e soprattutto con il coinvolgere: nella certezza che l’uomo viene prima dell’amministratore. Forse qualcun altro non ha ben chiaro questa differenza.

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