Violenza sulle donne: la Corte europea dei diritti umani condanna l’Italia.

All’indomani dell’approvazione unanime alla Camera dei Deputati delle disposizioni a favore degli orfani cd. “speciali”, vittime di violenza endofamiliare, la Corte di Strasburgo  ha condannato l’Italia per l’inerzia delle autorità di fronte a fatti conclamati di violenza domestica. Il caso riguarda quanto avvenuto alcuni anni addietro in una cittadina della provincia di Udine, allorquando la furia omicida di Andrei Talpis, più volte denunciato per maltrattamenti e lesioni, ha portato  alla morte del figlio Ion, di poco maggiorenne ed al tentato omicidio della moglie Elisaveta. I fatti risalgono al 2012 quando la donna, vittima di minacce e violenze, aveva deciso di rivolgersi alle autorità per denunciare le condotte criminose del marito.

Uno dei tanti, dei troppi casi di violenza che si verificano all’interno delle mura domestiche e cadono spesso nell’oblio a causa di una giustizia troppo rallentata. E’ questa la motivazione che ha portato ad una condanna esemplare nei confronti dello Stato Italiano.

Secondo la Corte di Strasburgo infatti, l’Italia non avrebbe agito con sufficiente rapidità per proteggere una donna e suo figlio dagli atti di violenza perpetrati dal marito e per tale motivo, ha riconosciuto in capo alla vittima un danno non patrimoniale quantificato in euro 30.000,00, oltre il rimborso delle spese legali per euro 10.000,00.

Trattasi della prima condanna nei confronti dell’Italia in materia di crimini endofamiliari. Violazione del diritto alla vita, violazione del divieto di trattamenti inumani e degradanti e violazione del divieto di discriminazione (artt. 2,3 e 14 della Convenzione europea dei diritti umani) sono state le contestazioni mosse nei confronti dello Stato Italiano il quale, in mancanza di un intervento tempestivo ed efficace, avrebbe creato una “situazione di impunità che ha contribuito al ripetersi di atti di violenza, che infine hanno condotto al tentato omicidio della ricorrente e alla morte di suo figlio” .

In mancanza di ricorsi la sentenza diventerà definitiva fra tre mesi.

E mentre Sanremo canta a squarciagola che è “Vietato morire” … a noi non resta che attendere risposte più incisive ed efficaci da parte del nostro legislatore.

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Avv. Ilaria Dolores Lupi. Avvocato del Foro di Cosenza, dopo la laurea in giurisprudenza, consegue con il massimo dei voti e con lode, un master di secondo livello in Diritto del Lavoro Sindacale e della Sicurezza Sociale presso l’Università degli Studi Europea di Roma. Successivamente consegue un master in Ordinamento e Funzionamento delle Pubbliche Amministrazioni presso l’Università della Calabria UNICAL, anche in questo caso con il massimo dei voti e con lode. Svolge, tra le altre cose, attività di consulenza e rappresentanza per enti pubblici e società avendo acquisito esperienza nella gestione del contenzioso tributario, ma anche nel diritto amministrativo e del lavoro. Attualmente svolge, inoltre, attività di ricerca e studio in collaborazione con Associazioni culturali e riviste giuridiche.