Cronache delle Calabrie: la rabbia dei corrispondenti senza stipendio finisce in sciopero

Dopo nemmeno sei mesi dalla nascita di Croncahe delle Calabrie, che, almeno a parole, avrebbe dovuto essere un giornale diverso, baluardo di giustizia e buoni propositi, il quotidiano si ferma per qualche giorno, ritornando in edicola il 18, come annunciato sulla prima pagina di giovedì 13 aprile. Il mancato pagamento degli stipendi – oltretutto di misera natura – avevano fatto intraprendere ad alcuni collaboratori – tra i quali la sottoscritta – di Tirreno e Ionio uno sciopero già dal 7 aprile, in seguito ad una lettera sottoscritta da 12 corrispondenti, in cui veniva lanciato all’editore Francesco Armentano, colpevole di non aver erogato nemmeno uno stipendio, un ultimatum: se non avesse risolto il problema pagamento entro il 6 aprile, i firmatari non avrebbero più continuato a scrivere per le pagine del quotidiano. E così è stato. A dire il vero alcuni dei corrispondenti, pur avendo sottoscritto la lettera fatta recapitare a editore e direttore, avevano scelto di continuare a scrivere, sconfinando, per ovvie necessità, anche nelle aree che prima erano di competenza di altri colleghi. Una situazione già sentita centinaia di volte, che non fa che mettere ancora più in risalto quanto il mondo del giornalismo sia pieno di “affaristi” pronti a far soldi sfruttando chi crede nelle proprie passioni e nei propri sogni. Inoltre una serie di avvenimenti “strani” accaduti intorno alla redazione sono andati ad aggravare la già penosa situazione. Come il licenziamento del direttore Paolo Guzzanti, a quanto pare mai retribuito, seguito dal cambio repentino con Francesco Graziadio, già capo redattore, senza che i corrispondenti siano stati avvertiti. Per non parlare dei nostri contratti, ricevuti mesi fa, ma – che coincidenza! – risultanti con vari errori, che ci avevano spinti a rimandare al mittente il documento specificando le inesattezze senza che però riceverne un altro corretto da poter firmare. Un prendere tempo, insomma, che non ha fatto altro che accrescere il malcontento tra i corrispondenti, e a quanto pare anche tra i redattori, visto che alcuni di loro – anche questi senza preavviso – hanno deciso di abbandonare il campo qualche giorno fa. Storia vecchia, quella di Armentano – che oltretutto maleducatamente si rifiuta di parlare al telefono – se pensiamo al fallimento del Garantista, altra testata giornalistica, in seguito alla quale l’editore ha deciso di mettere in piedi Cronache delle Calabrie. Altri – e in alcuni casi anche gli stessi – giornalisti si erano illusi che questa volta sarebbe andata meglio. Ovviamente così non è stato. Si attende ora la possibile entrata di un nuovo socio, non si sa quanto utile a pagare gli stipendi arretrati. E ai giornalisti e corrispondenti in sciopero non resta che attendere, con la speranza che questa volta si possa tornare a scrivere… un epilogo positivo.

Di seguito la lettera inviata il 4 aprile all’editore Francesco Armentano e al neo direttore Francesco Graziadio:

Essere dovuti arrivare a scrivere, oltre che mortificante sul piano emotivo, è un atto che contraddice le premesse con le quali – troppi mesi fa – l’avventura di Cronache delle Calabrie ci era stata presentata.

L’idea del giornale doveva essere un’iniziativa in controtendenza rispetto alle tante, troppe, volatili apparizioni editoriali basate sul nulla – o peggio – sullo sfruttamento della manovalanza che ambisce a dimostrarsi magistrale.

Ci abbiamo creduto, ci avevamo creduto, e ci siamo impegnati tutti i giorni, a testa bassa, con professionalità, impegno, confrontandoci costantemente con un mercato saturo di concorrenti storici, ai quali – grazie al nostro lavoro – siamo addirittura riusciti a guadagnare terreno. Eppure siamo dovuti arrivare a scrivere, come facciamo tutti i giorni da troppo tempo, non per imbastire un pezzo da mandare alle stampe, ma per cercare un confronto che – a parte la sporadica presa di microfono per promettere mari e monti – la proprietà del giornale non ha mai dimostrato di voler cercare veramente.

Oltre al mancato pagamento di tutte le spettanze maturate dal 25 ottobre, che non si è ancora riusciti ad erogare nonostante sia di natura misera, anche la presa in giro costante inerente la fine di un mese che non arriva mai fissata come punto di svolta per le problematiche che ci attanagliano. Senza dimenticare il cambio repentino del direttore, di cui noi corrispondenti siamo venuti a conoscenza tramite i social, e non da comunicazioni dirette, come sarebbe stato giusto.

Non ricevere una retribuzione è mortificante. Il mese è finito. Perciò, se non riceveremo ciò che ci spetta entro il 6 aprile, la nostra collaborazione a Cronache delle Calabrie terminerà, e questo stesso testo sarà girato ai colleghi di altri giornali per darne pubblica diffusione.

I corrispondenti locali

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