Pierfranco Bruni a Cosenza per una conferenza volta a celebrare la lingua italiana

Necessaria oggi la valorizzazione della lingua italiana. La lingua è il marchio di fabbrica che contraddistingue gli abitanti di un determinato luogo, ne rappresenta la cromatura, l’entità, la forza, la bellezza.

Pertanto, quasi come un imperativo categorico, è importante custodirla.

Oggi è quasi un miraggio trovare chi sa utilizzare perfettamente la lingua italiana.

Si parla sempre più, di un analfabetismo di ritorno e, anche fra i giovani, non va meglio.

Il caso più eclatante di questi giorni è stata la denuncia dei 60 docenti universitari, tra cui 26 dell’università degli studi della Calabria, hanno sottoscritto, hanno posto all’attenzione del Governo, per segnalare che i giovani oggi non sanno parlare né scrivere.

Anche per questo motivo, è stata istituita una giornata internazionale della lingua italiana che cade ogni anno il 21 di febbraio.

Finalizzata alla celebrazione della lingua italiana, si è tenuta nei giorni scorsi, presso la Biblioteca Nazionale di Cosenza, una conferenza per celebrare la lingua italiana in musica e i 50anni dalla morte di Luigi Tenco. L’evento è stato organizzato dalla “Dante Alighieri” di Cosenza, un’associazione che si occupa da sempre della difesa e della valorizzazione della lingua italiana.

Presenti alla manifestazione la Presidente dell’associazione Dante Alighieri Maria Cristina Parise Martirano, Emilio Vigna, responsabile della sezione Musica della Biblioteca Nazionale e gli studenti dell’alternanza scuola-lavoro del liceo scientifico “E.Fermi” e dell’istituto “IIS Todaro-Cosentino” che hanno recitato alcune frasi estratte dalle canzoni di Tenco.

Inoltre, alcune modelle, hanno indossato abiti d’epoca custoditi nel museo della stessa Biblioteca, per accogliere in maniera più raffinata gli ospiti.

Protagonista assoluto della serata è stato Pierfranco Bruni,poeta saggista scrittore e responsabile della pubblica istruzione, che ha raccontato la storia della lingua italiana attraverso la canzone italiana, attraverso riferimenti riferimenti costanti a Sanremo e in particolar modo al grande Luigi Tenco. Un modo originale e nuovo per rendere omaggio  ad uno dei cantanti più importanti della canzone italiana.

Durante la manifestazione abbiamo ascoltato Pierfranco Bruni.

Quanto e come è cambiato il linguaggio nelle canzoni, da quelle di Tenco fino ad oggi?

Quello che bisognerebbe distinguere è che il linguaggio musicale è cambiato già con la nascita di Sanremo. Mi riferisco agli anni 50 quindi la canzone che si mette all’interno del linguaggio italiano porta un contributo notevole sia sul piano sintattico che sul rapporto tra le nuove grammatiche che si erano succedute prima della guerra fino agli anni 50. Da quest’ultimi fino ai 60, sostanzialmente agli albori di Tenco, c’è ancora una canzone di tipo melodica. Abbiamo il testo di Grazia dei Fiori e altre connotazioni e poi c’è la canzone di Modugno che trasforma, sostanzialmente, il modello di comportamento. Tenco è normale che introduce all’interno del linguaggio, non soltanto della canzone ma anche della lingua italiana,nuovi modelli e nuove formule. Recupera il senso ermetico della parola, si rifà, quindi, ad un concetto ermetico della letteratura,poesia e lo introduce all’interno di quei processi linguistici moderni. Non c’è solo bisogno di raccontare ma cercare di capire attraverso una frase o una mezza strofa ciò che l’immaginario ci propone. Quindi Tenco immette all’interno della lingua italiana, più che della canzone, secondo me, un nuovo modello di rapporto con il processo di una cultura popolare. Con Tenco la canzone italiana diventa cultura popolare.

Oggi che è proprio la giornata internazionale della lingua italiana, come può essere valorizzata la lingua oggi?

Io credo che non si debbano creare degli steccati tra la lingua di serie A e la lingua di serie B ovvero tra la canzone che è una lingua di serie B e la poesia o la letteratura che è una lingua di serie A. Sono diversi modi di approccio quindi bisogna accostarsi a questi modelli con una chiave di lettura e un’interpretazione diversa. Io ho sentito fare questa classificazione e non sono d’accordo perché non soltanto la canzone è cambiata e quindi la lingua è cambiata ma anche perché la lingua muta anche all’interno dei modelli sociali. La lingua porta all’interno di sé tutto il linguaggio che è quello della società in transazione, quindi una comunicazione immediata. Il festival di Sanremo è il prototipo di una lingua che si trasforma. Questo linguaggio, nell’arco degli anni, muta continuamente anche, rispetto a tre anni fa, la lingua non è più la stessa. Credo che ci siano dei nuovi modelli importanti e significativi.

Facendo riferimento all’appello dei 600 insegnanti che hanno denunciato il fatto che gli studenti arrivano all’università senza saper scrivere, come si può evitare, secondo lei, questa “catastrofe”?

Prima di tutto, secondo me, bisogna ritornare ad un’educazione linguistica vera e propria. Il problema del saper scrivere o del non saper scrivere è che bisogna educare ad una lettura più composita a delle opere stesse. È difficile oggi poter trovare un romanzo che sia un romanzo. A mio avviso, l’ultimo romanzo vero  si rifà al gattopardo quindi di molti anni fa, ritornare a quel modo di fare letteratura. Quest’ultima non può essere e un’accoppiata di articoli di giornali o un modello modernista dell’espressività linguistica. Bisogna saper distinguere che cos’è un romanzo o non, negli ultimi anni, soprattutto, la letteratura è stata attraversata dal mondo del giornalismo, della magistratura, della psichiatria e psicoanalisi. La letteratura è letteratura perché esprime dei sentimenti, un modello classico della lingua formato dalla sintassi e dalla grammatica vera e propria.

Articolo di Alessandra Caruso

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