C’è una Calabria che cresce e si forma con i progetti ERASMUS+

Avvicinare la Calabria all’Europa, garantendo ai giovani la possibilità di confrontarsi con i loro simili europei, in un percorso di crescita personale e professionale. Questa è la filosofia cardine dei progetti europei, ma era anche il focus principale del progetto ERASMUS+ di scambio giovanile “Me and Others”, organizzato in Estonia, nella città di Palmse Mois (a pochi chilometri dalla capitale Tallinn), dalla locale associazione Youth Senate Tallin in collaborazione con l’Isola che non c’è, associazione giovanile che opera da 5 anni sul territorio calabrese.

“Il progetto “Me and Others” è durato 10 giorni ed ha coinvolto 35 ragazzi provenienti da tutta Europa per discutere e lavorare insieme sul tema della crescita personale, con lo scopo di accrescere le proprie esperienze e competenze per meglio affrontare il passaggio dalla fase dello studio a quella del lavoro” – fanno sapere gli organizzatori – aggiungendo che “Me and others è stato realizzato con il contributo di fondi provenienti dall’Unione Europea, e ha permesso a cinque giovani italiani di avere un contatto diretto con i propri coetanei europei che ha facilitato la condivisione di buone pratiche per migliorare la propria vita professionale.

Nel corso dei 10 giorni i ragazzi hanno potuto confrontarsi con la metodologia di apprendimento non-formale, metodo educativo non basato sul modello standard insegnante-alunno e che preferisce un trasferimento dei saperi in maniera condivisa e attiva, che preveda il coinvolgimento diretto di ogni partecipante”.

Queste le parole di Gabriele, uno dei ragazzi che ha partecipato allo scambio grazie all’associazione calabrese:

 “Abbiamo trascorso gran parte del nostro tempo nella struttura alberghiera di un piccolo villaggio estone situato in una posizione molto tranquilla e quasi deserta a pochi km dalla Capitale. Quella sala conferenze e quelle poche strade che ci circondavano sono subito diventate familiari ed una seconda casa per tutti noi. Eravamo ragazzi provenienti da Ungheria, Austria, Spagna, Lituania, Turchia ed Estonia e, ovviamente, dall’Italia.

In questi giorni intensi abbiamo solo lavorato e discusso divisi in gruppi, ogni volta differenti (cosa che ci ha aiutato a conoscerci meglio). Una sera abbiamo vissuto l’intercultural night dove abbiamo avuto modo di assaggiare cibo e bevande tipiche delle varie nazioni. Tutti ci ricorderemo la Pálinka, dei ragazzi ungheresi, il raki e l’ayran dei turchi e gli altri cibi specifici delle altre nazioni. Abbiamo ballato, cantato e lavorato, in generale abbiamo passato del tempo tutti assieme. E’ stata una esperienza intensa, ma che ha permesso ad ognuno di noi di ampliare il proprio bagaglio culturale ed emotivo. Quello che mi porterò dentro per sempre, è l’amicizia stretta con gli altri ragazzi: ognuno di loro mi ha “regalato” qualcosa a livello personale, e sarebbe bello potersi rincontrare in qualche altro progetto.”

Sono parole che fanno ben sperare per il futuro dei nostri giovani, che anche dalla Calabria possono ritenersi sempre più vicini ed interconnessi alle realtà europee. Il tutto grazie a piccole realtà spesso e volentieri no-profit, come l’Isola che non c’è, che si spende per diffondere una cultura globale.

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